Zygmunt Bauman, scomparso ieri alla veneranda età di novantun anni, è uno degli autori contemporanei il cui pensiero è stato più saccheggiato e banalizzato. La metafora da lui coniata di società liquida viene citata ovunque e da chiunque – nella maggior parte dei casi a sproposito – per avvalorare questa o quella opinione. Pochi sono però quelli che si sono premurati di leggere davvero i suoi lavori, molto densi e non immediatamente comprensibili da chi non possegga conoscenze di sociologia e filosofia.
Il destino di Bauman somiglia a quello di altri intellettuali come Noam Chomski e Marshall McLuhan, nominati sovente in maniera indebita. Per non dire di Umberto Eco, i suoi libri fanno spesso bella mostra nei salotti senza essere mai stati aperti una sola volta. McLuhan fu colui che usò la celebre espressione villaggio globale, di cui i media abusano sino a svuotarla di significato. Non molti sanno che fece una comparsata in Io & Annie dove, entrando a sorpresa in scena, replica a muso duro a uno spettatore in coda alla cassa di un cinema.
Ecco, nel 1977 Woody Allen aveva già capito tutto: << Marshall McLuhan… ma lei sa niente di Marshall McLuhan? >>.







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