[…] Questo genere di relazione – la definirei paraconiugale piuttosto che extraconiugale, come viene moralisticamente bollata – sta diventando a mio parere sempre più frequente. Sempre più necessario, direi, tenendo conto che la quotidianità matrimoniale raramente concede soddisfazioni degne di nota.
Non mi riferisco qui alle banali scappatelle mordi-e-fuggi. Parlo di quei legami stabili che implicano il desiderio di stare insieme e di accompagnarsi in piena libertà per un tempo ritenuto opportuno, che richiedono un rispetto reciproco consapevole, la volontà di non minare la vita dell’altro, accettando ciò che succede come un regalo del destino. Senza negare naturalmente le difficoltà che un tale rapporto affettivo comporta.
Bisogna essere bravi e intelligenti per condividere una relazione a distanza. Bisogna possedere una buona maturità emotiva per sfuggire alla tentazione di mollare ogni cosa quando nascono problemi, di porsi inutili interrogativi sul futuro, di manipolare l’altro evitando gli aut-aut o le prese di posizione dirompenti. Non è da tutti.
 
(20 ottobre 2021, corrispondenza privata)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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