I politici italiani. Avidi di potere, corrotti, intriganti, esperti di pugnali e di veleni.
Già. Eppure non sono tutti uguali. Con fatica (a volte con molta fatica) si può discernere qualcosa di valido.
Conviene attaccarsi a quello.
Che ti devo dire caro Pim, io ho deciso di andare a votare. Comunque, e come tutte le altre volte.
Una parte politica che ci somiglia esiste, naturalmente, ma è sempre la solita storia del “meno peggio” che, a lungo andare, sconforta. Andrò a votare anch’io, come ho sempre fatto, ma portandomi dentro una disillusione che appare irrimediabile.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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