<< Per me la festa di san Giuseppe non è mai esistita >>, dice Nina mentre si accomoda sulla poltrona dietro la scrivania, << nel senso che non ho avuto un buon papà. Però mi commuove leggere tutti quei tweet dedicati alla figura paterna, anch'io avrei voluto scriverne uno colmo di affetto >>.
<< Non ho avuto un buon padre neppure io >>, le rispondo, << per cui la festa del papà mi dà l'orticaria. Più in generale, non mi piacciono tutte le feste ad hoc: della mamma, dei nonni, dei parentivari. Tutta la fiera dei buoni sentimenti che vengono ostentati nei social mi sembra un po' fasulla >>.
<< Sì, su questa ostentazione sono d'accordo con te, Pim, a volte è davvero fastidiosa. Però quando leggo certi messaggi d'amore pubblicati dalle figlie per il proprio papà penso sempre che vorrei, e avrei voluto, provare sentimenti simili. È un pezzo di vita importante che non c'è stato. Anzi peggio: che è stato sbagliato. E non ci sarà mai rimedio >>.
<< Provo il tuo stesso sentimento di perdita legato alla mancanza di una figura di riferimento, con tutto quel che ne consegue… Ne ho fatto tranquillamente a meno però, come dici tu Nina, resta la consapevolezza che una parte di me non si sia adeguatamente sviluppata. E rimanga lì, incompiuta. >>
Io ho avuto un padre per molti versi esemplare. Eppure qualcosa di tossico l’ho respirato e acquisito, nel suo “modello”. Ci ho messo anni e anni della vita adulta a rielaborarlo e, spero, in parte a superarlo
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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