Nella Siberia dei miei sentimentiLo confesso: Oriana Fallaci non mi è mai andata giù. Fu valida e coraggiosa corrispondente di guerra, ma – parere personale – scrittrice modesta, dalla prosa poco dialettica e molto aggressiva.
Questo passo mi induce tuttavia a una parziale, forse tardiva, riconsiderazione del suo pensiero.
 
Io non so perdonare. Né perdonare né dimenticare. È uno dei miei più grandi limiti forse, e il più lugubre. E meno che mai so perdonare quando una ferita mi è stata inferta da persone dalle quali mi aspettavo affetto, tenerezza, o sulle quali mi facevo illusioni positive.
Ciò non significa, naturalmente, ch’io dichiari guerra o resti in guerra con coloro che mi hanno ferito. Significa che quelle persone le liquido. Le cancello dai miei pensieri, dalla mia vita. Se le incontro per strada le saluto, in alcuni casi ci scambio una parola, ma è come se mi rivolgessi ad un’ombra. Esse non esistono più.
Non v’è uomo o donna colpevole verso di me che non sia finito nella Siberia dei miei sentimenti.

4 risposte a ““Nella Siberia dei miei sentimenti””

  1. Avatar Virginia
    Virginia

    è stata senza dubbio “un personaggio” che ha fatto e che resterà nella storia…anch’io non ho mai apprezzato i suoi libri, troppo…aggressivi sì è la parola giusta! Questa riflessione però me la avvicina almeno un poco.

  2. Avatar Pim

    A suo tempo lessi diversi articoli sul Corriere e un paio di libri. “Lettera a un bambino mai nato” lo trovai francamente brutto.

  3. Avatar Virginia
    Virginia

    Condivido comunque il suo pensiero e penso che sia ciò che bisognerebbe fare…

  4. Avatar Pim

    Probabilmente no, Virginia, ne va della salute della mente… però non riesco a comportarmi diversamente.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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