Quando amo, amo senza riserve e difese, incondizionatamente, con tutta la follia e la dedizione di cui sono capace. Mi lascio attraversare da una corrente che non posso e non voglio arginare. Dono il mio cuore completamente, fino all’ultima pulsazione, spremendolo fino all’ultima goccia di sangue. Per amore posso compiere i gesti più impensabili, le azioni più sconsiderate, sfidando ogni ragione. Ogni volta che l’ho fatto, non me ne sono pentito.

Dentro di me convive anche la tendenza opposta. Con la stessa intensità con la quale amo, so anche odiare. Odio ciecamente, senza provare il minimo senso di colpa, senza lasciare spazio alla pietà o al rimorso. Se mi sono trattenuto dal mettere in atto i miei impulsi, se non ho mai oltrepassato i limiti dell’autocontrollo è solo in virtù della saldezza dei miei nervi. La lucidità che governa le reazioni istintive ha sempre impedito che cedessi al furore. È quella sottile separazione tra impulso e azione ad avermi mantenuto moralmente integro, evitando che la collera diventasse distruttiva con conseguenze che avrebbero potuto essere spiacevoli.

Serbo una riconoscenza sincera e un’infinita gratitudine per chi mi ha fatto del bene, verso coloro che hanno illuminato i miei giorni felici, sostenendomi nei momenti in cui ho vacillato. Di quella condivisione conservo memoria viva, quasi sacra. Ma, allo stesso modo, non dimentico il male ricevuto e posso nutrire rancori tanto profondi quanto duraturi. Le persone che mi hanno ferito intenzionalmente restano marchiate a vita.

Questo è il mio modo di essere. Come un pittore dell’anima attingo alla tavolozza infinita dei sentimenti e delle emozioni, mescolandoli per dare colore e forma a ciò che essi sono: un intreccio fragile di ombra e luce, di calma e di burrasca, di gioia e dolore, di risentimenti e di gratitudine.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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