Comincia sempre a piovere
quando il film si fa triste
o l’ombrello rimane a casa
e il cielo attende, pronto al varco.
Oscillano nervosi i tergicristalli,
metronomi impazienti e insistenti,
si scagliano senza tregua
contro le gocce, una dopo l’altra.
Il vento sbuffa e si attorciglia,
inciampa nella notte profonda
come le ambizioni smarrite
in un cassetto privo di chiave.
Vivo recluso in una bolla lucida,
rotolo insensibile in giorni sospesi
senza sapere se esista davvero
un varco per tornare all’aria aperta.
Intanto traboccano i talk show
di voci che parlano di guerra,
come fosse ancora il quattordici
o il quarantuno che ritorna.
Nella scatola di cioccolatini
si cela un intruso di cianuro:
lo riconosco dall’odore amaro,
ma sorrido e fingo di niente.
A volte penso che le inquietudini
proiettino ombre più lunghe della mia.
Un lampione stanco fa l’occhiolino
come se sapesse già ciò che non dico.
(photo by Pim: Parigi, 24 ottobre 2015)








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