Chi è il ghoster di chi? Chi scompare all’improvviso senza motivo né lasciar traccia o chi smette di aspettare e lascia andare via?
Ti sei mai chiesto dove finisca l’amore quando una persona, da un giorno all’altro, decide di scomparire? C’è una violenza invisibile nel silenzio di chi cancella la tua presenza e si allontana senza dare alcuna spiegazione. Si apre un vuoto che scava dentro e che ti fa dubitare non soltanto sulla persona che ti ha abbandonato, ma sul valore della relazione che avevi costruito, condiviso. E per giunta mette in discussione anche te stesso, chi sei.
Eppure, la trappola più grande del ghosting non è la sparizione in sé, nonostante crei angoscia, ma l’attesa immobile che ne consegue. Perché non puoi voltarti dall’altra parte e fingere che non sia successo nulla. Almeno per qualche tempo mantieni la posizione e aspetti, supponendo che si tratti di un semplice fraintendimento, di una mancanza temporanea, illudendoti che sia un gesto suscettibile di ripensamenti. Solo successivamente si fa strada la convinzione che esiste un momento in cui devi smettere di cercare risposte e ridefinire i ruoli nell’intera narrazione. Chi è il fantasma? E chi sta solo cercando di sopravvivere?
C’è una linea sottile, ma essenziale, che separa chi scompare nel nulla da chi smette di attendere. Il ghoster non è chi smette di picchiare a una porta blindata che rimarrà inesorabilmente chiusa. Il ghoster è l’assenza rinserrata dietro quella porta. Il ghoster è chi sfugge deliberatamente al confronto e ti scaraventa addosso il peso di un addio che non ha il coraggio di pronunciare. Il ghoster è chi ti condanna a un’irrisolvibile domanda: perché?
Chi smette di attendere non sta abbandonando niente e nessuno. Sta solo lasciando, in dolorosa solitudine, i resti non ricomposti di una relazione che il ghoster ha soppresso con il proprio ritiro silenzioso. Sperando forse che il tempo cancelli le evidenti fragilità e le conseguenti responsabilità.
Non è una vendetta, né un atto di orgoglio. Arriva il momento in cui decidi di spegnere la luce e di lasciar andare via il fuggiasco. Ed è anche il momento in cui cominci a darti le risposte da solo – per quel che vale oramai. Superando il dolore dell’abbandono, compi l’atto più coraggioso di tutti: finisci di rincorrere un fantasma e scegli di salvare la tua dignità. È un atto di legittima difesa personale.
L’unico modo per guarire da un addio mai pronunciato è scriverselo da soli.
(photo by Pim)








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