Chiedimi chi era Marilyn

Il 1° giugno 1926 veniva al mondo una bambina di nome Norma Jeane Baker Mortenson. Molti anni dopo, quando quella stessa bambina diventata donna smise di esistere, il suo alter ego Marilyn Monroe raggiungeva immediatamente l’immortalità.

Chi muore giovane diventa caro non soltanto al cielo, ma anche agli uomini. La morte interrompe il tempo, impedisce il declino e congela un’immagine. Così Marilyn, da semplice fenomeno di costume quale era stata per milioni di ammiratori, si trasformò in mito, musa, icona pop e archetipo femminile destinato a sopravvivere.

Oggi è difficile farsi un’opinione di Marilyn diversa dal simulacro che Hollywood ci ha tramandato. Di lei resta soprattutto l’icona confezionata e restituita dalle Majors: fotografie leggendarie, pose da pin-up, sorrisi glamour, sguardi e ammiccamenti carichi di sensualità. Prima ancora della persona, ci è stato consegnato il personaggio.

Naturalmente non sono mancati i tentativi di raccontare la donna nascosta dietro il mito: la ragazza fragile, inesperta, incapace di gestire una notorietà troppo grande, manipolata dallo star system e travolta da un mondo fatto di apparenza, ipocrisie e compromessi. Eppure, nonostante il trascorrere del tempo e una conseguente perdita di attualità, la sua silhouette continua ad avere più forza di qualunque ricostruzione biografica. Marilyn rappresenta per le giovani generazioni una diva lontana, superata come una polaroid o un super 8, ma la sua morte precoce ce l’ha preservata nella memoria. Non abbiamo assistito al suo invecchiamento, alle inevitabili trasformazioni del corpo. Per questo la Marilyn di ieri continua ad essere quella di oggi e, probabilmente, di domani.

Personalmente, credo che il suo fascino non dipendesse tanto dalla bellezza in senso classico. Non era una donna perfetta: era minuta, bionda più per scelta che per natura, aveva un viso dai tratti di bambola abbinato a forme generose e possedeva quei piccoli difetti che rendono una donna più naturale e meno artefatta. La sua forza risiedeva altrove.

Marilyn emanava una sensualità rara, che nasceva da una completa accettazione della propria femminilità. Sembrava non avere alcun timore di essere guardata, desiderata, ammirata. Lo si coglie nei suoi gesti, nel modo in cui occupava lo spazio, nel suo stesso sguardo. Che nella vita privata fosse un’anima insicura e tormentata è un altro discorso. Sul grande schermo appariva invece pienamente cosciente del proprio fascino, ed è questa consapevolezza a renderla ancora oggi straordinariamente sensuale. Dava di sé un’immagine non aggressiva, non minacciosa, ma dolce e rassicurante. Più che suscitare desiderio, sembrava invitare alla contemplazione estatica. Sarebbe però riduttivo fermarsi qui. Il fascino autentico non nasce mai soltanto dall’aspetto fisico: presuppone sempre qualcosa di più profondo, una personalità intrigante, anche quando fragile, inquieta o contraddittoria.

Marilyn giocò per tutta la vita con il ruolo della svampita sexy. Ma la leggerezza non coincide necessariamente con la stupidità. Talvolta è soltanto una forma di spontaneità, un modo di stare al mondo più lieve e meno difensivo. Il dramma sta nel fatto che Hollywood le cucì addosso quel personaggio così perfettamente da finire per sovrapporsi alla persona reale.

Non credo che Marilyn fosse un’attricetta sciocca o stordita. Era anzi ben conscia dei propri limiti professionali e culturali. Come spesso accade, il personaggio finì per oscurare l’essere umano. Del resto, qualcosa di simile avviene anche nelle nostre vite: siamo davvero sempre noi stessi oppure – per convenienza, narcisismo o semplice adattamento sociale – finiamo per interpretare un ruolo?

Marilyn era una donna dalle molte identità, spesso in contrasto fra loro. Fragile e seducente, ingenua e astuta, primadonna e solitaria. Forse proprio questa irrisolta complessità continua a richiamare il nostro interesse. Marilyn incarna, volutamente o meno, un ideale femminile che esercita un’enorme attrazione sull’immaginario maschile: una donna apparentemente disponibile, desiderabile, capace di chiedere nulla in cambio. Un’immagine che, com’è scontato, rassicura certi uomini poco inclini ad assumersi responsabilità sentimentali.

Sfidando le interpretazioni più indulgenti, si potrebbe sostenere che Marilyn non fosse una grande attrice. La sua recitazione era spesso disordinata, la voce infantile, lo sguardo sempre un po’ trasognato. La cronica incapacità di rispettare gli impegni e la fatica nel ricordare le battute divennero argomento di critiche spietate presso registi e produttori. Ma forse è proprio questo il punto: il suo talento non coincideva con la tecnica. Consisteva piuttosto nell’essere diventata qualcosa di più di un’attrice.

Per la maggior parte del pubblico Marilyn resta la protagonista di Quando la moglie è in vacanza, il film che ne ha fissato per sempre il mito erotico. L’immagine della gonna sollevata dal vento della metropolitana appartiene ormai alla memoria collettiva del Novecento. Personalmente, però, la preferisco nel più malinconico Gli spostati, che coincise con l’ultima apparizione sul grande schermo sia per lei sia per Clark Gable.

Oggi Marilyn compirebbe cento anni. Il pensiero fa quasi sorridere, visto che ha rappresentato per intere generazioni un’icona al pari della Madonna di Lourdes. La tragica morte, avvenuta quando aveva solo trentasei anni, l’ha sottratta all’inevitabile logorio del tempo e ha preservato il suo ricordo nell’età della piena fioritura. Anche per questo continua ad apparire, tanto ai boomer quanto ai ventenni, una creatura sospesa fra realtà e leggenda.

2 risposte a “Chiedimi chi era Marilyn”

  1. Avatar Cinzia*

    complimenti al tuo post dedicato alla bambina che voleva amore… alla bellissima bomba bionda… chiamata… Marilyn Monroe…

    ho pensato di aggiungere i titoli di queste tre canzoni… ogni nota le rende tributo…

    [“Candle In The Wind” di Elton John.]
    è definito il brano omaggio definitivo… è descritta come una candela fragile che bruciava sotto il vento sferzante del successo e dello sfruttamento mediatico…

    [“Material Girl” di Madonna.]
    Madonna ha costruito gran parte del suo immaginario visivo rielaborando il mito di Marilyn…

    [“Norma” di Pierangelo Bertoli.]
    è forse il tributo italiano più intenso e poetico… il testo rende omaggio all’attrice usando il suo vero nome… raccontando la fragilità… le speranze e la malinconia dietro il successo…

    “Del resto, qualcosa di simile avviene anche nelle nostre vite: siamo davvero sempre noi stessi oppure – per convenienza, narcisismo o semplice adattamento sociale – finiamo per interpretare un ruolo?”
    … forse… si smette di interpretare un ruolo… nel momento in cui… ognuno di noi… trova chi lo accetta davvero per quello che è…

    ciao doppia P… Paolo/Pim… 🎈🇮🇹 buon 2 giugno a te!

    1. Avatar Pim

      Grazie per il contributo musicale, Cinzia. Non ricordavo il brano di Pierangelo Bertoli, andrò volentieri a risentirlo.
      Buon 2 giugno (sera) anche a te 🌹

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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