Lo sguardo indietro Ti prendo la valigia, disse lui. Grazie, è piuttosto pesante, rispose lei. L’acqua sciabordava sulle fiancate rugginose del traghetto. Nel cielo slavato, un velo di sole lasciava indecisi se indossare gli occhiali scuri.
Si trattava di un breve viaggio, di un’occasione per festeggiare insieme una ricorrenza. Pochi giorni, forse anche per guardarsi in faccia e capire da che punto si poteva ripartire.
A cosa pensi, le chiese.
Lei si voltò indietro, come se dovesse cercare qualcuno tra la gente che saliva a bordo. Uno sguardo, un sorriso, occhi negli occhi. Ristette immobile, appoggiata al parapetto, i capelli al vento.
Lui si avvicinò, la toccò leggermente sulla spalla. Stai bene?
Annuì, silenziosamente. Ancora una volta si rese conto di essere altrove.

5 risposte a “Lo sguardo indietro”

  1. Avatar Gloria
    Gloria

    Non vedo commenti su questo blog, o meglio non ne vedo tanti per quanto in realtà merita. Un saluto Gloria di Raccontiamoci

  2. Avatar agnès

    E’ vero, non ha tutti i commenti che merita. A volte con meno di dieci righe, Pim riesce a fre affiorare i sentimenti, i ricordi, le nostalgie dei lettori, o perlomeno di quelli sensibili. Questa è magia, non scrittura.

  3. Avatar dragor (journal intime)
    dragor (journal intime)

    Sono d’accordo, un modello di sintesi. Quasi una poesia in prosa.
    Ciao, aspettiamo la prossima
    Dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    Vi ringrazio per l’attenzione che dedicate alle piccole cose che scrivo. So bene che ci sono blog più interessanti e à la page del mio, però, perché negarlo, i complimenti fanno sempre piacere.
    Un abbraccio.
    Pim

  5. Avatar Guizzo

    Questo blog è bellissimo. Non ha molti commenti perché ispira più che altro riflessioni intime, personali. Io, Dragor e Spank abbiamo spesso molti commenti ma perché siamo dei provocatori, ma la bellezza di un blog non si misura certo dal numero di commenti. Ciao Pim!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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