Marie Antoinette ha quindici anni quando sua madre, l'imperatrice Maria Teresa, la manda in sposa al Delfino di Francia per garantire una pace durevole con l'Austria. Si muoverà nei saloni di Versailles come un’adolescente irrequieta e stravagante, affascinata da abiti e scarpe, golosa di dolci, tentata da fugaci evasioni. Sofia Coppola nega l’evidenza storica, cioè che Marie Antoinette era legata alla corte austriaca e alla nobiltà più reazionaria. Ne fa invece una fanciulla estranea all’ambiente (è il personaggio dai tratti somatici più gradevoli) e al periodo storico in cui si trova ad agire (contrappuntato dall’anacronistica colonna sonora). Come a dire che, in qualunque epoca, essere giovani è difficile: il passaggio nella società adulta e la ricerca di un’identità all’interno di essa, tra conformismo e voglia di trasgressione, rappresentano da sempre i momenti chiave. (Ma sarà vero?)
La Storia intanto si muove inesorabile, sebbene fuori campo. Con il termine della fase d’espansione economica sotto Louis XV, si esauriscono anche i fasti dell’Ancien Régime. La congiuntura che segue non spiega ma rende possibile la Révolution. Morto il sovrano, gli succede il giovane nipote Louis Auguste, persona mediocre ancor prima che re incapace. La giovane coppia vive frivolamente, tra partite di caccia e scappatelle, incurante della crisi sociale ormai deflagrata. Quando la folla parigina marcia inferocita alla volta di Versailles, Louis XVI e Marie sono costretti a ritirarsi alle Tuileries. Il film si chiude omettendo gli eventi successivi: il fallito tentativo di fuga, il processo per tradimento, la condanna, la ghigliottina. L’eterna adolescenza di Marie Antoinette verrà recisa all’età di trentotto anni.
Alla fine resta l’impressione che la Coppolina abbia misurato male il passo e, per troppa ambizione, sia incappata in uno scivolone inaspettato. Assumendo il punto di vista anticonvenzionale della protagonista, bypassa la filologia, si ferma alle apparenze, non indaga sulle motivazioni. Il taglio del film è sicuramente originale, ambienti e costumi sono splendidamente riprodotti, il richiamo visivo alla pop art è accattivante. Tuttavia non ci racconta nulla di nuovo sullo sfarzo alla corte di Versailles, e l’azzardo di far muovere Marie Antoinette e il proprio entourage come fossero dei teenager appare eccessivo. Alcuni passaggi sono francamente grotteschi, sull’orlo del ridicolo involontario, oltre che storicamente inattendibili. E qualche sbavatura tecnica poteva essere evitata. La classe di Kubrick, Scorsese e Visconti rimane inarrivabile. Almeno per ora.
Marie Antoinette di Sofia Coppola con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis (Usa 2006, 123’)







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