Lei non è più qui. Nell’oscurità della sera sul mare, io ritorno in questa casa abbandonata sulla scogliera a rivedere, a rievocare, gesti e oggetti. Ma lei se n’è andata per sempre. A tenerci uniti neppure il filo della memoria. Eppure qualcosa ci sarebbe da ricordare. Perciò resto qui a logorarmi, chiuso in un dolore incomunicabile. Quale sia il senso di questo distacco, non lo so. Esiste forse un’altra possibilità di vita, una via d’uscita dalla solitudine?
 
Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
 
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s' addipana.
 
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
 
Oh l’orizzonte in fuga, dove s' accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
 
(E. Montale)

2 risposte a “La casa dei doganieri”

  1. Avatar montgolfier

    Non so quanto sia delicato commentare, soprattutto non avendo prescrizioni sagge in tasca.
    Però poi leggo il tuo ultimo post, quello del gatto.
    Li collego e mi viene da dire che la vita fa delle cose tipo quel gatto che all’improvviso balza sul parabrezza. Non c’era, non l’avevi previsto, non lo potevi prevedere. Però in un certo momento appare.
    Allora chissà che cosa c’è dietro il prossimo angolo.
    Un saluto
    Mont

  2. Avatar Pim

    Non c’era una vera e propria liaison tra i due post – il commento a Montale si riferisce ad una situazione non recente – però non mi sentirei di escluderla a priori. L’inconscio non pesca a caso dal mazzo dei ricordi.
    Grazie per il suggerimento, Mont.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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