È stato anzitutto un grande cinefilo, quando questa parola ancora schiudeva un mondo fantastico. Ricordo un'intervista nella quale spiegava la sua passione viscerale per il cinema: passione che gli faceva dimenticare la scuola e lo spingeva a scappare dalle aule per assistere alle proiezioni mattutine. Solo un grande cinefilo avrebbe potuto realizzare un’intervista divertente ed esaltante come quella che fece a Hitchcock. È stato quindi un critico militante, avendo contribuito in maniera incisiva a definire la poetica della Nouvelle Vague. E naturalmente un eccellente regista, con mano lieve ha saputo innovare il linguaggio cinematografico. Ma soprattutto un uomo sensibile, nel senso più profondo e raro di un termine di cui oggi si abusa. Fortemente introspettivo, capace di portare alla luce dello schermo la propria interiorità con raffinata semplicità. Ed è per questa ragione che io lo amo particolarmente.





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