Leoni_per_agnelli Tre lunghe sequenze alternate per raccontare altrettante storie che si svolgono contemporaneamente. Un rampante senatore repubblicano di Washington concede ad una giornalista televisiva l’esclusiva su una nuova iniziativa militare in Afghanistan. Un professore universitario idealista si confronta con uno studente sveglio ma nichilista, e cerca di convincerlo a reagire all’apatia. Due ex allievi dello stesso professore pagano con la vita le fallimentari strategie di combattimento in Afghanistan e la scelta coraggiosa di impegnarsi per il proprio Paese.

Leoni per agnelli punta il dito sulla profonda crisi d’identità che stanno attraversando gli Usa, ma il nobile intento e lo sforzo ammirevole nel realizzarlo sono vanificati dalla semplificazione didascalica di eventi e prese di posizione. Redford fa fervoroso sfoggio di quella che si potrebbe definire la retorica dell’antiretorica, tipica di certi ambienti liberal-chic, senza analizzare compiutamente le questioni in campo. Come tutti i film a tesi, anche questo sconta un’eccessiva verbosità che convince solo chi lo è già e non fornisce spunti originali di riflessione. La conclusione che se ne trae – tutti, politici, giornalisti, professori, risultano alla fine perdenti e perduti, tranne forse le nuove generazioni cui viene concesso un barlume d’autocoscienza – appare convenzionale. I tre giorni del condor e Tutti gli uomini del Presidente (in cui Redford era protagonista) rimangono esempi insuperati di un cinema politico compatto e incalzante che, oggi, solo documentaristi come Moore riescono a fare. E soprattutto ci mancano grandi registi che sappiano affondare lo sguardo nell’orrore di questa guerra infinita così come accadde per il Vietnam.

Leoni per agnelli (Lions for lambs) di Robert Redford con Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise (USA 2007, 91’)

5 risposte a “Leoni per agnelli”

  1. Avatar giulia

    Concordo con te…Non ho ancora visto questo film, ma lo farò quanto prima, Giulia

  2. Avatar Pim

    Io non l’ho apprezzato molto, ma alcuni critici (Mereghetti tra questi) hanno espresso giudizi più favorevoli. Attendo il tuo con interesse.
    Ciao Giulia.

  3. Avatar Prishilla

    Ecco vedi, volevo andarci domenica ma poi mi sono detta: aspetto di leggere cosa ne dice Pim. Davvero!
    Buona giornata, Prish

  4. Avatar Pim

    Comunque sia, anche a settant’anni Redford resta un bell’uomo…
    🙂
    Ciao Prish.

  5. Avatar Prishilla

    Va bè, allora vado 😉

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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