L’amore, che prende tutto e non lascia pace…

Oscillano le fronde, il cielo invoca
la luna. Un desiderio vivo spira
dall’ombra costellata, l’aria giuoca
sul prato. Quale presenza s’aggira?

Un respiro sensibile fra gli alberi
è passato, una vaga essenza esplosa
volge intorno ai capelli carezzevole,
nel portico una musa riposa.

Ah questa oscura gioia t’è dovuta,
il segreto ti fa più viva, il vento
desto bel rovo sei, sei tu venuta
sull’erba in questo lucido fermento.

Hai varcato la siepe d’avvenire,
sei penetrata qui dove la lucciola
vola rapida a accendersi e sparire,
sfiora i bersò e lascia intatta la tenebra.

(M. Luzi, Quaderno gotico, IV)

2 risposte a “Oscillano le fronde, il cielo invoca”

  1. Avatar giulia

    Ciao Pim… Vengo a trovarti e ti leggo… Trovo sempre cose belle da te. Un abbraccio, Giulia

  2. Avatar Pim

    Il merito è di Luzi e di questa poesia, difficile, che amo molto.
    Ciao Giulia, grazie per la visita.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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