Noi non siamo lontani
Non come si potrebbe pensare
Non siamo immobili, anzi
Noi siamo sempre in viaggio.

Quando in primavera il vento soffia sulle spalle
Partiamo senza esitare mai
Danziamo passi urgenti e silenziosi
Che ci riconsegnano alla bellezza di vivere.

La primavera è il momento giusto
Per possederci prima del sonno lucente di stelle
Prima che il giorno si svegli del tutto
Con le imposte accostate nel pomeriggio.

Perché è questo che desideriamo
Impigliare il nostro tempo denso tra le dita
Costringerlo a restare per sempre con noi.

(Giugno 2008)

5 risposte a “Noi non siamo lontani”

  1. Avatar zia elena

    Deduco che questa sia una delle tue poesie.
    Mi piace, mi piace molto. Mi immedesimo.
    Sei un poeta, non c’è che dire.
    Zia Elena

  2. Avatar Pim

    Sì Elena, è una mia piccola poesia. Sono contento che ti piaccia.
    Grazie per la visita, ciao.
    🙂

  3. Avatar Fino

    Il poeta viaggia,ma a volte paga con la sconfitta il suo sforzo di imprigionare gli attimi.
    Buona serata, Pim
    Fino

  4. Avatar Gian Contardo (Buffalmacco)

    Bellissima!
    La lontaananza vera è quella che uno frappone fra sé e il mondo, fra sé e gli amici d’un tempo.
    L’immobilità vera è quella di chi ha rinunciato a vivere per limitarsi ad assistere allo scorrere della vita.

  5. Avatar Pim

    Fino:
    Qualche volta sì, la sconfitta è in agguato, ma il poeta non resiste mai all’impulso di mettersi in viaggio. Succede anche ad un apprendista come me…
    Gian:
    Hai ragione, non esiste lontananza che non possa essere superata, per quanto possa essere difficile. E poi si può essere anche molto distanti, ma emotivamente vicinissimi.
    Grazie per i vostri interventi.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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