"Nessun evento a memoria d’uomo si era prodotto nel mondo, ma Damasco era già lì pronta a riceverne notizia. Vai indietro quanto vuoi nel passato, e Damasco c’è sempre stata… Essa ha assistito al tramonto di mille imperi e vedrà la caduta di altri mille prima di morire". (M. Twain)
La Moschea degli Omayyadi è il più importante edificio religioso della Siria, secondo soltanto alla Mecca e a Medina, e tra i monumenti più maestosi del Vicino Oriente. Nelle foto, uno dei tre minareti…
… la fontana delle abluzioni e la cupola del tesoro…
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… la sala di preghiera (con tre navate divise da un transetto secondo la pianta della basilica cristiana su cui fu eretta la moschea nel VII secolo)…
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… la tomba di San Giovanni Battista, venerato anche dai musulmani come profeta.
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Suq al-Hamidyya, il vasto mercato coperto che conduce nei meandri della città vecchia…
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… qualcosa a metà tra una galleria parigina e un gigantesco bazar.
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Bab al-Sharqi, la porta orientale lungo le mura della città vecchia, risalente all’epoca romana.
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Un’antica casa damascena. Più che un’abitazione, un’opera d’arte.
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Il Palazzo Azem risale al 1700. Quando l’ho visitato erano in corso le riprese di una fiction televisiva.
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Trascorrere le serate in un caffè è uno degli svaghi preferiti degli abitanti di Damasco.
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L’hammam Nour ad-Din, uno dei più belli e antichi ancora in funzione in Siria. Riservato agli uomini.
Assolutamente no, Rosa: nonosatante il recente attentato, la Siria è un Paese tranquillo e sicuro (ne parlai qualche tempo fa, se sei interessata puoi andare a recuperare il post). L’accusa di far parte di un “asse del male” è pretestuosa: la gente vive in maniera pacifica, è assai ospitale, e nelle grandi città lo stile di vita non è dissimile dal nostro.
Ciao, a presto.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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