20130311_123008In questi giorni i media stanno agitando polemiche pretestuose a proposito della canzoncina che gli alunni della scuola elementare di Siracusa hanno dedicato a Renzi. Come se non esistessero argomenti ben più gravi da trattare. E come se la colpa (quale poi…) ricadesse sul neo-premier, il quale dice oggi in un’intervista: << C’è qualcuno che pensa che abbia chiesto io ai dirigenti della scuola di far cantare quelle strofe? Oppure che avrei dovuto fermarli e rimproverarli? >>. Casomai, se qualche giornalista si ritrovasse del tempo da perdere, potrebbe intervistare le maestre sui motivi per cui hanno insegnato agli studenti la canzoncina. Ma, anche qui, saremmo al pettegolezzo spicciolo. Dal canto mio, resto perplesso – di più, sono indignato – dal livello infimo che caratterizza le discussioni intorno alla politica italiana.

A proposito di Renzi, sono stato testimone oculare di un fatto avvenuto giusto un anno fa (ne parlai qui). Stavo trascorrendo un week end a Firenze quando, durante una passeggiata per le vie della città, giunsi in Piazza della Signoria dove era in corso una cerimonia pubblica presenziata dall’allora sindaco. Nei pressi, una scolaresca attendeva di vedere Palazzo Vecchio e, a un certo momento, i bambini, tutti intorno ai dieci anni, cominciarono a vociare “Matteo! Matteo!”. Renzi si avvicinò, s’intrattenne con loro e le insegnanti per un buon quarto d’ora, si fece scattare alcune fotografie, quindi s’interessò che qualcuno potesse accompagnarli durante il percorso di visita. I suoi modi apparivano un po’ da piacione, va bene, però notai con favore che erano freschi, spontanei, quelli di un giovane padre di famiglia e non da stratega della comunicazione. Tantevvero che, pur essendo passato mezzogiorno, si attardò a conversare cortesemente con alcuni fiorentini che lo avevano fermato all’ingresso del Palazzo.

Ciò che voglio dire è questo: se si pretende di valutare l’operato di un politico, bisogna essere pragmatici e addebitare fatti concreti. Non ho dubbi che molte delle decisioni del governo presieduto da Renzi non piaceranno agli italiani e probabilmente neppure a me. Attaccarsi però alle filastrocche dei bambini mi sembra una critica pregiudiziosa del tutto inconsistente. Infantile, appunto.

4 risposte a ““Matteo! Matteo!””

  1. Avatar Piero Muzio
    Piero Muzio

    Lo scrissi anni orsono nel blog la Stampa:
    Obaniani , diventato “Omaniani e Finiani” di Riccobono mi pare, nel 2010.
    “Tra tutte le combinazioni di capi e capetti,(nomi) voterei ancora SB ma se il PD avesse il coraggio di presentare Renzi ,sceglierei lui. ”
    Non lo ebbe e persero.
    Ora è al comando e spero riesca almeno a fare il 50% di quanto prospetta . Certo i soliti somari gli addebiteranno tutti i guai da Romolo e Remo a noi. Se non riuscisse torneremmo nella melma di questi ultimi anni.
    Pier
    PS tornato grazie a Irene

  2. Avatar Pim

    Renzi ha dalla sua l’ottimismo della volontà e, sono d’accordo con te, il 50% sarebbe già un risultato. D’altro canto è in gioco il nostro futuro prossimo, sperare in un fallimento costituisce un gioco masochistico insensato.
    Grazie Piero, bentornato.
    E grazie a Irene.
    Pim

  3. Avatar irenespagnuolo

    Ehi io…unisco più di Matteo!!!

  4. Avatar Pim

    🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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