Il seme del fico sacro (دانهی انجیر معابد, Dāne-ye anjīr-e ma’ābed), di Mohammad Rasoulof, con Soheila Golestani, Missagh Zareh, Mahsa Rostami, Setareh Malek (Iran/Francia/Germania, 2024, 168′). In visione su Sky.
Mohammad Rasoulof è stato più volte detenuto nella prigione di Evin, a Teheran, la stessa dove Cecilia Sala ha subìto un periodo di internamento. Nel 2024 è stato condannato a otto anni, al sequestro dei beni e alla fustigazione con l’accusa di “compromettere la sicurezza del Paese attraverso le proprie azioni“. il regista è riuscito tuttavia a organizzare una fuga rocambolesca, durata quasi un mese, e attualmente vive con la famiglia in Germania dove gli è stato concesso asilo politico.
Rasoulof sta viaggiando in tutto il mondo per spiegare cos’è il movimento Donna, vita, libertà e come il regime degli Ayatollah abbia tentato di censurare Il seme del fico sacro. Il film, girato clandestinamente, rappresenta un esplicito atto di accusa contro un sistema di potere disumano e corrotto, fondato su una cultura patriarcale di stampo religioso divenuta strumento di repressione.
Per comprendere appieno la portata dell’opera, soprattutto nel contesto dell’attuale situazione iraniana, è utile un breve riassunto.
Il protagonista, Iman, viene promosso giudice istruttore del Tribunale della Guardia Rivoluzionaria proprio mentre cresce la protesta popolare in seguito all’assassinio di una giovane donna da parte dei pasdaran. L’uomo patisce il peso psicologico del nuovo incarico, sia sul posto di lavoro che in famiglia. Le figlie Rezvan e Sana sostengono e partecipano attivamente alle proteste di piazza, mentre la moglie Najmeh cerca di stemperare i toni e di tenere unita la famiglia. Quando Iman scopre che la propria pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne di casa. Temendo di perdere la reputazione, con possibili gravi conseguenze lavorative, inizia a mostrare comportamenti francamente paranoici. Avvia così un’indagine familiare con metodi polizieschi simili a quelli messi in atto dalle autorità iraniane.
Nel corso di un’intervista, Mohammad Rasoulof ha detto: << Gli ultimi 46 anni della storia iraniana, a partire dall’avvento della Repubblica Islamica, sono costellati di eventi che non sono stati ancora raccontati. Sono state giustiziate migliaia di persone e finora nessun regista è riuscito a farne un film. Diverse generazioni di artisti vivono ormai in esilio. Conservo la speranza che, in questo mondo connesso, grazie ai social, sia possibile raccontare storie legate al vissuto della gente ma interessanti anche per un pubblico globale. >>
Se vogliamo cercare di capire ciò che sta succedendo oggi in Iran, Il seme del fico sacro rappresenta una chiave di lettura imprescindibile.








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