Schizzo con gli occhi un lembo d’ombra addosso alla pompa del distributore. Esalazioni di nafta e lamiera annaspano irrespirabili dentro la cappa verticale d’aria inerte.

Tagli di sole arroventano a picco chiazze appiccicose di gelato e bicchieri di plastica schiacciati sull’asfalto. Brandelli di carta sul ciglio della strada imitano pallidi fiori tra i rovi torturati dall'arsura.

Il cestino dei rifiuti raccomanda la pulizia dell'ambiente. Rimango un poco perplesso, è colmo sino all’orlo del coperchio. Che ne faccio adesso dei resti del pranzo?

Autocarri spenti negli appositi spazi segnati dal gesso, mastodonti americani al pascolo in una prateria bituminosa.

Dal nulla appaiono un tavolino pieghevole e un figuro luciferino che tenta al gioco delle tre carte turiste francesi di passaggio. Alle spalle, di soppiatto, due compari, e come un miraggio alcuni biglietti da centomila. Voulez vous gagner de l’argent? Jouez, alors! Il cielo sta colando sulla mia testa.

(Autostrada Brescia-Padova, Autogrill Pavesi, Soave, VR, Giugno '94)

6 risposte a “Schizzo con gli occhi”

  1. Avatar Gloria
    Gloria

    Mi inchino : )))
    Bacetti e buona giornata

  2. Avatar anecòico

    Spremere tutto questo lirismo da un autogrill. Sono ammirato. Chapeau!
    anecòico [CattivaMaestra]

  3. Avatar Pim

    Buona giornata anche a te, Gloria.

  4. Avatar Pim

    Grazie Anecòico, ma temo che quel lirismo fosse l’effetto di un colpo di calore…
    🙂
    Ciao.

  5. Avatar Giulia

    Quando uno sa vedere la poesia ovunque. Ciao Giulia

  6. Avatar Pim

    Ciao Giulia, bentornata.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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