Si scrive Roosevelt ma gli americani dicono Rósvelt. In inglese si dice prívasi e non práivasi. I francesi ordinano profiteról, non profíterol. E chiedono un deplián, non un déplian. Una pronuncia, un accento sbagliato, rientrano in quella categoria di sconvenienze che non danneggiano nessuno. Come chi va in giro con la barba di due giorni perché non ha voglia di radersi, oppure a tavola usa lo stuzzicadenti. Magari dà fastidio ma ci si può passar sopra, fare finta di niente. Una pronuncia scorretta, l’accento su una sillaba invece di un’altra, non producono conseguenze: di solito ci si capisce ugualmente. Non drammatizziamo. Si compromette tuttavia un elemento essenziale che ha come presupposto l’esatta articolazione di un nome: il riconoscimento e il rispetto dell’altro da sé. Un segno di stile, di buona educazione. E anche di intelligenza.








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