Si_scrive_roosevelt

Si scrive Roosevelt ma gli americani dicono Rósvelt. In inglese si dice prívasi e non práivasi. I francesi ordinano profiteról, non profíterol. E chiedono un deplián, non un déplian. Una pronuncia, un accento sbagliato, rientrano in quella categoria di sconvenienze che non danneggiano nessuno. Come chi va in giro con la barba di due giorni perché non ha voglia di radersi, oppure a tavola usa lo stuzzicadenti. Magari dà fastidio ma ci si può passar sopra, fare finta di niente. Una pronuncia scorretta, l’accento su una sillaba invece di un’altra, non producono conseguenze: di solito ci si capisce ugualmente. Non drammatizziamo. Si compromette tuttavia un elemento essenziale che ha come presupposto l’esatta articolazione di un nome: il riconoscimento e il rispetto dell’altro da sé. Un segno di stile, di buona educazione. E anche di intelligenza.

7 risposte a “Si scrive Roosevelt”

  1. Avatar zia elena

    Bel paragone, Pim, che introduce concetti che spesso vengono accantonati: “…il rispetto dell’altro da sé. Un segno di stile, di buona educazione”.
    Sorvolo sull’ intelligenza perchè potrebbe essere solo una dote.
    Sempre bello leggerti.
    Buona giornata.
    Zia Elena

  2. Avatar dragor

    Pim, da noi l’accento tonico è considerato molto divertente. Ci sono attori che hanno costruito la loro fortuna su questo modo di parlare, come Aldo Maccione quando fa il Rital. Nell’edizione di ieri, Nice-Matin definisce il festival “L’Italie à Table”, che si svolge in questi giorni una “saga à l’accent tonique appuyé”.
    Ma approvando quello che dici sulla pronuncia dei nomi stranieri, ci metteremmo addirittura contro L’Académie Française e scopriremmo di mancare di rispetto al mondo intero, rivelandoci maleducati e poco intelligenti. Infatti l’Académie raccomanda che “la pronuncia dei nomi di origine straniera sia adattata alle regole della pronuncia francese”, una norma che i bambini imparano fin dalle elementari. Ecco perché nella lingua francese tutte le parole inglesi o italiane diventano ossitoniche, perché Laura diventa Lorà (trascrizione italiana), perché sempre con la stessa trascrizione round diventa rund, Kevin diventa Chevèn ed Elvis Presley diventa Elvi’ Preslé.
    Buona giornata, a presto
    dragor (journal intime)

  3. Avatar Pim

    L’intelligenza risiede secondo me anche nella volontà di informarsi sull’esatta pronuncia di una parola. Capita spesso di ascoltare gli strafalcioni di certi giornalisti televisivi che definire sciatti è poco…
    Ciao Elena, buon week end.

  4. Avatar Pim

    Beh, Dragor, Monsieur Chauvin era uno dei vostri… 🙂
    Tuttavia la cosa può ritorcersi contro. Durante un viaggio in Irlanda, conobbi un ragazzino tifoso sfegatato dell’Arsenal. Quando accennai a Thierry Henry, subito mi guardò con aria stranita, senza capire a chi mi riferissi. Poi esclamò: “ah, Terry Henry” pronunciandone il nome come se fosse inglese.
    E capii che gli anglosassoni non sono da meno dei francesi…
    Ciao, a presto.

  5. Avatar giulia

    E non hai mai sentito come i francesi pronunciano Freùd… io una volta non capivo di chi stavano parlando, poi dal contesto ci sono arrivata. Mi è sembtao assurdo. Giulia

  6. Avatar Pim

    Credo che dicano “Froìd”, ma suppongo che si possa fare di peggio…
    Anche i giornalisti italiani però non scherzano: in questi giorni ho sentito “Villarpellìce” e “Dora Baltèa”. Aaargh!

  7. Avatar Prishilla

    Se l’accento lo sbaglia un giornalista secondo me è molto peggio: è suo preciso dovere come professionista informarsi e adottare una forma linguistica corretta, sia orale che scritta. Non è solo una cattiva abitudine, ma è vera e propria incompetenza. Per questo mi da più che fastidio!
    Ciao, Prish

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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